La crisi è uno dei tempi più discussi degli ultimi anni ed ora con l’emergenza Coronavirus ancora di più. L’arredamento di negozi e locali è forse più esposto a questo vento di cambiamento che soffia dalla fine degli anni ’90 e ora nel 2020 sempre più forte. Chiunque abbia un’impresa, ma anche i collaboratori che ne fanno parte, si confrontano in modo costante con il timore di perdere fatturato, ma sopratutto con qualcosa di meno tangibile, come vedere affievolire o spegnere il proprio sogno. Quali possono essere le soluzioni per tenere accesa questa fiamma, essere sereni e coltivare la propria vocazione imprenditoriale?

Perché è innegabile che dietro ad una struttura fisica, a dei libri contabili, a spese e guadagni ci sia una passione. Anche in un campo in apparenza così concreto, le emozioni e i pensieri giocano un ruolo decisivo, fino a diventare tangibili, concreti, come un mal di pancia o al contrario, come una gioia palpabile che permette di superare ogni ostacolo. Consigli e ricette semplici non esistono. Il mondo in cui viviamo è una realtà complessa. Però sappiamo che le storie possono aiutarci a trovare la nostra strada, prendendo ispirazione da chi ha saputo affrontare questo “mostro” che a volte è solo un’ombra ingigantita da una comunicazione mediatica spesso eccessiva. Noi possiamo parlare solo di noi stessi. Magari potrà esserti di aiuto.

Arredamento negozi e locali, la storia di un’impresa che aiuta altre imprese

Le date in bacheca o sull’home page del sito le hanno tutti ma cosa si nasconde dietro ai numeri? Come farli parlare senza descrivere la solita storia lineare, sempre in salita? Noi coi numeri lavoriamo ogni giorno, grafici, preventivi, misure architettoniche e di produzione, ma ciò che distingue i processi tecnici sono quelli umani. Tutti producono e vendono, ma solo tu sviluppi relazioni, ascolto ed empatia in un mondo caratteristico, che è tuo e di nessun altro. Ecco, noi con la crisi del 2008 siamo partiti da questo, dal valore umano.

La formazione scientifica e le competenze artigianali non bastavano più, ci voleva qualcosa che in verità è sempre stato il tesoro dell’Italia, una cultura umanistica di base. Non intendiamo solo la capacità di creare opere artistiche invidiate in tutto il mondo o il buon gusto, ma una qualità culturale che permette di trovare soluzioni e opportunità pensando fuori dalle righe, creando bellezza oltre la linea dritta e i numeri sempre più precisi di un modo meccanizzato.

Con la grande crisi del 2008 ci siamo guardati attorno, ma soprattutto dentro, negli uffici e tra le macchine di produzione, e abbiamo visto che erano le relazioni la vera forza propulsiva dietro ad una pressa o un software di design. E se ci pensi anche per te, imprenditore o imprenditrice del commercio e della ristorazione, cosa conta davvero? La qualità della merce che vendi, i piatti che sai creare in cucina certo, ma anche la capacità di accogliere, intrattenere, in definitiva di ascoltare e ispirare fiducia. Negozi e locali che hanno buoni prodotti ce ne sono tanti. Noi clienti scegliamo quelli che ci danno fiducia.

Se gli esseri umani tornano, finalmente, al centro della scena, diventano loro il target, non come bersaglio da colpire, ma come individui da riconoscere nei bisogni ma anche nei sogni. Noi di COMIN ci siamo chiesti cosa volessero i nostri collaboratori, cosa servisse loro per lavorare meglio. Sicuramente fiducia, a seguire quello che sapevano fare, per poterlo fare senza lunghi processi decisionali e strettoie che imprediscono la libera circolazione della creatività, quel saper immaginare proprio del nostro paese.

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Parte del team COMINshop durante un momento di formazione in ARTU

A volte è necessario fare un passo indietro, smettere di voler controllare tutto e affidarsi a chi abbiamo di fronte, perché possono arrivare ispirazioni e anche aiuti insospettati. Questa è la storia di ARTU, uno showroom che è molto di più di uno spazio espositivo, ma un luogo di incontro, di ascolto, di relazione, dove accogliamo i clienti ma anche contaminazioni del territorio in cui viviamo. Perché un’impresa non è un’isola ma un punto in una rete di imprese e persone. Tu potresti essere da solo a gestire il negozio, ma non sei certo da solo a gestire fornitori, clienti e anche a creare sinergie con altre imprese. Hai mai sentito parlare di co-marketing, di promozione di altre aziende con cui hai stabilito un rapporto di collaborazione?

Mentre si avvicinava il 60° anniversario della nostra azienda, capivamo che non potevamo permetterci il lusso della commemorazione, dell’autoelogio. La storia si costruisce nel presente e non con nostalgia del passato. Per questo, abbiamo deciso di lasciare mano e mente libera ai creativi dell’azienda, non solo i nostri designer ma anche i tecnici, che come ogni persona hanno gusti e suggerimenti da offrire. Ne è nato un ambiente che stimola i sensi, che parla di noi senza parole ma stimolando emozioni.

ARTU è diventato un simbolo di cambiamento, dalla fabbrica chiusa in se stessa che controlla e dirige dall’alto, secondo un vecchio modello non più applicabile ora, all’impresa che lavora ascoltando le persone, stimolandole, per dare voce alla loro identità.

Questa è una piccola storia che speriamo possa offrirti uno stimolo. La crisi fa paura finché si è soli ad affrontarla, finché si pensa di poter gestire ogni aspetto, o che peggio, siamo in lotta contro tutti e contro tutto, burocrazia, centri commerciali, globalizzazione feroce, ecc. Aprirsi agli altri, al territorio, alle contaminazioni, ci può salvare dall’epidemia di sfiducia che spesso ci attanaglia e che ora sembra essere ancora più forte, con il Coronavirus. L’attenzione e la cura ripartono dall’ascolto, mettendo al centro il cliente e il collaboratore, un’innovazione umana che richiede l’uso di un sofware già installati: l’empatia e la creatività.

Ringraziamo per lo spunto a parlare di noi, non per elogiarci ma per poter offrire un contributo in questo momento di forte cambiamento globale a Pardés, un podcast sulla crescita persona e professionale con solide radici in Friuli ma con una visione globale.

Qui puoi vuoi vedere il video integrale dell’intervista al nostro CEO Andrea Bravin.