Un nuovo progetto inizia sempre da un foglio bianco, un vuoto, una sorta di silenzio, un attimo di sospensione prima che le note e la loro composizione si trasformino in musica.
Questo silenzio iniziale è il territorio assoluto dell’ascolto.
Ascolto come attenta lettura dei bisogni, delle necessità e soprattutto dei sogni del committente.
Ascolto come fondamento imprescindibile, che, congiunto alla contemplazione dei modi e delle attitudini del luogo e del contesto, consente la realizzazione di uno spazio dal forte carattere identitario.

Le foto di questo articolo sono di Daniele Zampieri.

 

Identità e Memoria

Fin dai primi incontri con Alma e Claudio, i titolari del nuovo Ristorante Antica Coltelleria di Maniago, è emersa la loro volontà di dare vita e forma ad un nuovo ambiente dalla forte identità. Un ambiente che portasse in sé, nei suoi tratti distintivi, il rapporto diretto con la concretezza e la realtà del luogo in cui si trova, cioè di una cittadina intrisa di retaggi culturali, tradizioni, simboli e soprattutto memoria.
La memoria costruisce la nostra identità, carica le nostre esperienze e i nostri sentimenti di vissuto, porta in superficie ciò che ci appartiene e ci distingue.

Identità e memoria di un luogo e di chi lo abita reinterpretate e riscritte attraverso il segno e la visione contemporanea.

A sinistra i rosoni di piazza Italia a Maniago. A destra un’immagine del Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie (Ph: Luca Vivan).

 

Da questo incipit iniziale ho strutturato l’ambiente e lo spazio, mettendoli in dialogo con la città, soprattutto cogliendo due aspetti fondamentali: il primo, l’abitudine, che è nel DNA della civitas, di abitare e vivere un vuoto, o meglio l’importanza di un grande vuoto come Piazza Italia. Il secondo, ma non di minore importanza, la declinazione, trasformata in sapiente abilità nell’affrontare la materia delle lame e degli utensili – nello specifico il metallo e il ferro – che rendono Maniago un’eccellenza in quest’arte.

 

Dare Forma alla Materia

Questi due aspetti identitari dei luoghi contraddistinguono gli spazi interni dell’ambiente e nel farsi forma danno voce ai materiali e alla nuda materia che ne definisce le superfici e i volumi. L’architettura interna dunque, si compone di due sale ben distinte, divise nettamente dal banco mescita posto all’ingresso, che, come una lama, taglia di netto lo spazio e ne indica gli ambienti, separandoli.

 

Proteggere

La prima sala parla il linguaggio del metallo, evoca un’antica macchina per il lavoro. È nera come una locomotiva e quasi ne richiama il suono stridente. Le pareti sono un assemblaggio di ferri neri, lamiere a sagoma irregolare che si intrecciano, si torcono, si arrampicano una sull’altra per dare il senso della durezza, del tagliare, del fendere, si ha la sensazione di stare dentro un’armatura metallica forgiata per proteggerci.

 

 

Abbracciare

L’altra sala è un grande vuoto, che ci accoglie, ci chiede di essere abitato, di essere trasformato con la nostra presenza in una cavità densa di vita, di racconti, di avventure quotidiane, proprio come la grande piazza cittadina. Una sorta di simbolico abbraccio, a voler rappresentare ed esprimere in forma il senso di accoglienza e di ospitalità che contraddistinguono i modi solari di Alma e Claudio e, in egual modo, di tutto l’ambiente e di chi lo abita.

La superficie che delinea la grande curva della sala è trattata in cemento faccia vista, che imprime allo spazio concavo un aspetto austero, quasi monacale, trasmettendo silenzio, in voluta contrapposizione al suono arcaico della sala in metallo nero.
Qui il vuoto ha lo stesso peso del pieno e la materia mette in scena se stessa con il proprio colore e le proprie imperfezioni, che diventano segni, rughe e tracce liberati dallo spirito del materiale stesso.

 

 

Nobilitare e Tras-Formare

L’attitudine che ha guidato la messa in forma dei concetti e del pensiero progettuale è quella di dare valore aggiunto ai materiali e liberare le potenzialità che in essi sono contenuti. Nobilitare la materia tras-formandola, e dunque aprire un dialogo con essa, significa ascoltare il suo respiro, coglierne il senso e renderlo emozione ed è ciò che il ristorante stesso si propone di fare con l’elaborazione dei suoi piatti, dove la materia prima è protagonista assoluta, in perfetto accordo con lo spazio architettonico che lo rappresenta.


 

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Paride Rosa, Architect & Designer