Zone ben definite, suddivise per categorie merceologiche.
Spazi più ampi per contenere quantità maggiori di prodotti.
Sembrava il brief per il progetto di design degli interni di un supermercato.
Erano invece indicazioni che avrebbero cambiato del tutto la scenografia di un piccolo negozio aperto nei primi anni ’90, a Sacile.
Dentro ai suoi tanti spazi vuoti si nascondeva anche tanto volume sprecato, vista la molteplicità e l’assortimento di articoli che ora la titolare aveva intenzione di esporre.
Ordine e disciplina sarebbe stata la soluzione che avremmo proposto a Michela.
Ordine nell’esposizione, disciplina nella suddivisione.
Quel brief però ci avrebbe messo di fronte a un altro problema: l’orientamento.
Perché il cliente entrato nella cartoleria Abacus per acquistare – per esempio – una matita avrebbe dovuto trovarla senza perdere tempo nel farlo.
L’orientamento in quello spazio tanto piccolo quanto pieno sarebbe diventato lo strumento di marketing del negozio.
Raggruppare gli articoli secondo un criterio merceologico avrebbe favorito la ricerca intuitiva – e poi la vendita collegata – dei prodotti.
Gomma e quaderno – per intenderci – avrebbero dovuto stare lì, a pochi centimetri dalla matita.
Erano invece altri i centimetri che, il giorno del sopralluogo, Michela insieme al marito Angelo stavano misurando con il metro in mano.
Lati, angoli, profondità, altezze, larghezze, superficie, lunghezze: in effetti, fatti due calcoli, eravamo davvero ridotti all’osso.
La quantità di merce da posizionare era inversamente proporzionale alla quantità di spazio a disposizione.
In loro cresceva il timore che ci sarebbe stato ben poco da esporre.
Per non parlare dei 6 metri di bancone e dei terminali che su quel piano avrebbero occupato gran parte dello spazio: il Lotto, la cassa, il Sisal per i giochi e le lotterie, il Lis per l’esecuzione dei bonifici e la riscossione delle pensioni, il Mooney per il pagamento delle tasse, il TicketOne per l’acquisto dei biglietti dei concerti.
«Dove lo mettiamo?».
Da una prima analisi delle misurazioni sembravano entrambi propensi a lasciarlo là dove stava: a sinistra, sul lato più lungo del negozio.
Ma come spiegò a loro il nostro Retail Designer Roberto, sarebbe stato un errore.
Avrebbe tolto tutta l’esposizione delle sigarette – il principale business di Abacus – dall’inquadratura iniziale di chi si affacciava all’ingresso, e soprattutto il cliente avrebbe perso la visione del resto del negozio.
Posizionare invece il bancone sul lato più corto in fondo avrebbe portato poi il cliente a girarsi attorno per avere una visione più ampia dell’esposizione dei prodotti.
Cartoleria, tabacchi, dolciumi, scuola, ricevitoria, giocattoli, oggetti da regalo: le categorie merceologiche erano molte e tra loro molto diverse.
Portare il cliente con lo sguardo a inquadrarle tutte nella scenografia avrebbe soddisfatto una strategia non solo logistica, ma anche di marketing.
«E poi ora mi sembra tutto più grande di prima».
La percezione che Michela aveva avuto il giorno dell’inaugurazione era legata al fatto che ora i clienti avevano più spazio per muoversi ovunque, mentre prima metà negozio era tagliato fuori.
Ma in realtà quella percezione non era vera.
Non era vera.
Erano sempre 40 metri quadrati di superficie.
Era la scenografia che era cambiata.
Perché il cambio di scena mostrava il negozio da un’altra inquadratura e quella di Abacus era
cambiata nella posizione del protagonista.
Il bancone alla fine sarebbe stato diviso in due metà da un passaggio centrale: a destra la
parte tabacchi, ricevitoria e dolciumi, a sinistra la parte cartoleria che proseguiva sulla parete
più lunga.
In quella divisione c’era già un ordine e una disciplina: c’era già l’inizio di un orientamento.
Più in alto, l’orientamento sarebbe arrivato anche da una frase che Michela aveva scelto per il negozio.
«La fantasia prende vita tra le pagine e i giochi, creando ricordi che durano per sempre» sarebbe stata impressa sulla traversa del portale.
Di sicuro a quell’altezza, e lontano dall’alta densità di prodotti, non sarebbe sfuggito allo sguardo dei clienti.
E nemmeno sarebbero passate inosservate le venature del legno nobilitato in colore beige scelto per rivestire il pavimento e i pannelli frontali del bancone e del retro-banco.
Sopra aleggiavano tre lampade decorative e rettangolari appese con quattro fili a quel controsoffitto, l’unico elemento rimasto del vecchio negozio.
Tutto il resto sarebbe stato un continuo fare spazio per riempire, fare spazio per riempire, fare spazio per riempire, perché la nuova cartoleria Abacus ogni giorno prendesse vita a pochi passi dal Liceo Sperimentale Giuseppe Antonio Pujati.