«Abbiamo bisogno di più spazio, di più spazio».
Valeria e Diego non si sarebbero spostati di molto per cercarne uno più grande.
Nel cuore di Sacile il posizionamento commerciale della gastronomia era ormai consolidato, e quando trovarono la nuova location risultò perfetta per le loro esigenze.
Tr a quei 180 metri quadrati di superficie ce n’erano 60 dove il lavoro di artigiani e
architetti in Comin avrebbe portato design, architettura ed effetti scenografici alla nuova immagine di Fior di Sale.
Già dal primo sopralluogo trovammo l’intuizione per avviare il progetto.
Subito ci rendemmo conto che le tre vetrine a disposizione non potevano passare inosservate: andava sfruttato al massimo il loro potenziale espositivo.
L’ampi a vi si bi l i tà che assicuravano dall’esterno l’avremmo fatta conciliare con la minore distanza del posizionamento del bancone.
Del resto, qual è l’elemento di design con il più alto potenziale di marketing per una gastronomia?
Dove punta lo sguardo quando un cliente ci entra?
L’i dea di posizionare il bancone a 2 metri e mezzo dalle vetrine avrebbe consentito alle persone di vedere dall’esterno la proposta gastronomica del giorno.
Due scelte di progettazione del nostro Architect and retail designer lo avrebbero garantito.
Per il bancone, Rossano propose una struttura senza montanti tra i vetri che permettesse la massima visibilità dei prodotti della cucina sia di fronte sia ai lati dello spazio espositivo.
Per l’allestimento delle tre vetrine invece progettò un’altezza più ridotta delle scaffalature, così nessun ostacolo visivo si sarebbe frapposto tra il bancone e lo sguardo dei passanti.
In Fior di Sale allora anche da fuori si sarebbe visto tutto il meglio della cucina espressa del giorno, e così tutti i clienti avrebbero potuto osservare l’offerta gastronomica e decidere di entrare.
Dentro avrebbero trovato anche l’altra metà dell’offerta commerciale di una gastronomia.
Una selezione di prodotti confezionati di alta qualità esposta su una scaffalatura collocata in più punti del negozio: nell’angolo a destra, davanti al bancone, nelle quinte del retrobanco, nelle tre vetrine.
Questa ripetitività avrebbe trasmesso, attraverso quel design, un’identità visiva alla gastronomia.
E allora scatole, vasi, vasetti, bottiglie e sacchetti di cibi e di bevande avrebbero trovato spazio sui piani della scaffalatura in ferro verniciato nero.
Nelle tavole di abete massello scelto per le mensole, la finitura spazzolata del legno avrebbe reso la superficie meno piatta e più materica al tatto, trasmettendo con i bordi smussati e le venature in rilievo un aspetto di vissuto e di naturalità.
Con un’altra finitura avremmo ottenuto lo stesso effetto sul frontale del bancone: la scelta del rovere nodato avrebbe espresso la natura del materiale attraverso le venature e i nodi del legno, trasmettendo il calore tipico degli ambienti come Fior di Sale.
A portare al massimo la visibilità dei prodotti esposti a scaffale avrebbe contribuito un’illuminazione tecnica progettata da Rossano nei minimi particolari.
Una luce led che dai bianchi faretti orientabili e incassati nel controsoffitto in cartongesso avrebbe puntato sui piani delle scaffalature.
Un’illuminazione senza filtri e con ottiche e temperature di gradi Kelvin studiate per renderla più autentica ed esaltare soprattutto la naturalità degli alimenti esposti nel bancone vetrato.
Ma a portare nella gastronomia un effetto scenografico sarebbe stata quella parte del progetto dedicata al puro design scenico.
Sul pavimento di fronte al bancone, ecco il tappeto di mosaico in grès porcellanato: piccole piastrelle di 5×5 centimetri che nella composizione riproducono il bianco luminoso e le sfumature dorate del marmo Calacatta Gold, replicato in grande anche sulla parete del retrobanco.
Sul soffitto, invece, ecco la luce indiretta e tenue della cavità rettangolare che si affaccia in corrispondenza del mosaico.
Una gola luminosa che si apre come un sipario sul controsoffitto in cartongesso, proprio come ogni giorno Valeria e Diego aprono la scenografia per la vendita in Fior di Sale.