«Fa’ come se fossi a casa tua». Quante volte lo abbiamo sentito dire da chi ci accoglieva dopo essere entrati in casa sua.
Un segno di ospitalità per metterci a nostro agio in un ambiente che non conoscevamo.
Quella di Mirko non è una casa, ma le sue intenzioni sono le stesse: farci sentire benvenuti.
L’Hotel da Luciano porta il nome del padre, e nel prendere in mano la gestione dell’attività Mirko ha scelto di cambiare scenografia al locale.
Così, quell’immagine tradizionale del bar-ristorante di paese ha lasciato il posto a una nuova scenografia per l’ospitalità progettata cinque anni fa da Comin.
A ricevere gli ospiti oggi è un locale dal design moderno, dove si respira un’atmosfera accogliente e studiata per favorire la loro convivialità.
C’era quindi da dare continuità a questo risultato architettonico, quando Mirko a febbraio di quest’anno ci ha chiesto di progettare un intervento di ristrutturazione all’interno di un piccolo spazio dell’hotel.
30 metri quadrati adibiti a sala riunioni per un certo tipo di ospiti: imprenditori e professionisti di passaggio nel territorio di Pordenone che prenotavano una stanza, ma avevano bisogno anche di un luogo riservato dove potere lavorare.
Per Mirko però era arrivato il momento di sfruttare quello spazio in tutte le sue potenzialità.
«Vorrei che si tramutasse anche in una sala per il pranzo e in un ambiente adatto per i dopocena tra amabili conversazioni e la degustazione di un buon whisky».
Già quelle parole sarebbero bastate a Elisabetta – Architect and Retail designer di Comin – per immaginare il disegno del progetto.
Quasi come in un teatro: stessa scenografia, più cambi di scena: per il pranzo, per la cena, per le riunioni di lavoro e per il dopocena conviviale.
Una saletta multifunzionale dove la flessibilità nel cambio di scena convive con l’attrattività dei dettagli architettonici.
Ci entri e la noti subito: una corsia di rovere sospesa a pochi centimetri dal soffitto.
Un elemento architettonico che non passa inosservato: posta in senso contrario rispetto al senso di ingresso nella saletta, ti invita a entrare.
Parte a mezza altezza sul lato destro con una sorta di quadro astratto fatto di due circonferenze di diametro diverso e retroilluminate.
La corsia attraversa tutto il soffitto, illuminandolo, e termina il suo percorso sul lato opposto con l’indicazione “La Saletta da Luciano”, appena sopra l’esposizione di bottiglie di vino.
Che non sarebbe stato facile installarla ci fu chiaro durante il sopralluogo: il muro non era del tutto dritto e a tenerla sospesa in aria ci sarebbe voluto un controtelaio, dove Elisabetta aveva studiato di collocare le luci a led per creare l’effetto della retroilluminazione.
È come un abbassamento del soffitto, ma di legno.
La scelta accurata dei materiali avrebbe risolto un problema che Mirko un giorno ci illustrò così.
«Ci sono due camere al di là di quella parete. Ci tengo che gli ospiti possano riposare mentre venti persone qui dentro stanno mangiando».
Un sistema combinato di fonoassorbenza e fonoisolamento avrebbe garantito la quiete nelle due camere e la convivialità nella saletta.
Da una parte, una controparete ripiena di sughero avrebbe isolato le camere, impedendo ai rumori della saletta di arrivarci dentro.
Dall’altra, i pannelli della boiserie sulla parete – con fresature intermittenti per convogliare le onde sonore verso un velo nero fonoassorbente – avrebbero ridotto il brusio creato dagli ospiti seduti ai tavoli.
A incrementare il confort acustico di quei 30 metri quadrati avrebbe contribuito il tessuto dell’ampio tendaggio allestito sul lato più lungo della saletta.
Ma è solo quando ti siedi al tavolo che ti accorgi della particolarità.
Non sono i 48 centimetri tradizionali di una sedia e nemmeno i 75 di uno sgabello.
Ti accomodi a 65 centimetri di altezza su una seduta in cui spicca il verde oliva, mentre il grigio antracite alle pareti, coordinato al colore del pavimento e delle tende, ti avvolge e sotto il tuo sguardo il giallo caldo del rovere dei tavoli si accorda alla corsia sopra fatta dello stesso legno.
Un’armonica combinazione di colori, di materiali e di design in cui ti immergi come in un abbraccio familiare e che traduce nei fatti le parole ospitali presenti ovunque all’Hotel da Luciano: «Benvenuti a casa vostra».