Ogni nostra scenografia mette in scena design, architettura e marketing.
Apre i propri spazi alla comunità di un territorio e i suoi abitanti ne diventano spettatori.
Tra di loro un giorno, nella via principale di Cordenons, c’era anche Massimo De Marco.
A fianco della sua ottica avevamo da poco allestito la nuova Farmacia Comunale.
Nello studiare il progetto avevamo avuto un occhio di riguardo non solo per l’esposizione dei farmaci, ma anche per l’esperienza che vivevano le persone.
A farci capire che avevamo visto bene sarebbero state le sue parole.
«Quando deciderò di rinnovare il mio negozio, lo farò con voi».
Già nel primo incontro, infatti, Massimo ci aveva espresso il desiderio di avere uno spazio progettato per fare stare bene i propri clienti.
Come frequentatore di San Candido immaginava un’atmosfera da rifugio di montagna.
La discontinuità che allora ci chiedeva con la realizzazione di un negozio del tutto nuovo avrebbe dovuto mantenere la continuità dei valori di un’ottica con quasi vent’anni di storia.
Noi avremmo risposto con il legno di rovere.
L’autenticità delle sue venature e spaccature avrebbe trasmesso all’ambiente quell’immagine di naturalezza sia dal piano verticale del bancone, sia dalla parete dell’area accoglienza a fianco.
Per decorarla installammo un’ampia porzione di verde stabilizzato fatto di muschi e licheni che, oltre ad accentuare il senso di naturalità della scenografia, avrebbe garantito la presenza del colore del negozio precedente.
Il fatto che la direzione del suo ingresso fosse posizionata a 45° rispetto alla strada, mal si conciliava con la struttura all’interno che invece si sviluppava in parallelo rispetto al flusso di auto e di pedoni.
Quando entravano in negozio nessuno degli elementi d’arredo principali era rivolto verso di loro: quella disposizione trasmetteva un senso di confusione e di insicurezza.
Nel nuovo progetto Elisabetta, Architect and retail designer di Comin, avrebbe spostato la posizione del bancone, della quinta in grigio antracite e dell’area accoglienza per orientarli poi in diagonale verso la porta d’ingresso.
«Quando Francesco ed Elisabetta mi hanno mostrato il disegno della planimetria ho subito intuito che era la soluzione corretta per fare stare bene le persone fin dall’inizio».
Un’empatia che Massimo voleva continuare a riservare anche ai clienti più piccoli.
Fu per questo che recuperammo i Lego utilizzati per rivestire alcune ante del vecchio negozio.
Con i mattoncini costruimmo le quinte per l’esposizione degli occhiali da bambino nell’area Kids Lab dell’Ottica De Marco.
Tra quei pezzi multicolore Massimo volle inserire anche le tessere bianche dello Scarabeo per comporre con le lettere i nomi delle persone che avevano collaborato con lui.
Un gioco di colori ripetuto sul lato opposto dei 60 metri quadrati di superficie ricoperti dal beige materico del pavimento che abbinammo al beige grigio delle cassettiere e poco più su al beige giallo della parete espositiva in rovere impiallacciato per le montature da uomo e da donna.
Dietro il bianco di ogni mensola i nostri artigiani avrebbero incassato un led asimmetrico.
Avrebbe proiettato un’illuminazione meno diffusa e più mirata al prodotto, e con una temperatura di colore di 3000 gradi Kelvin.
Una gradazione inferiore rispetto ai 4000 usati di solito nel settore e che avrebbe prodotto una luminosità bianca più calda in sintonia con il materiale caldo del legno.
Un gioco di luci alimentato anche dai faretti incassati sul soffitto e distribuiti al centro e ai lati del negozio per un’illuminazione più diffusa nell’ambiente, mentre le due lampade a sospensione, posizionate sopra i tavoli per le vendite, avrebbero creato un effetto a raggiera con i fili di ferro della loro struttura.
E come filo conduttore del progetto, l’empatia di Massimo arrivò fino al corridoio dell’ambulatorio, quando le persone già dal giorno della nuova apertura poterono leggere – in una sua frase stampata su carta da parati – le parole «pace, gratitudine e ascolto».