«Non voglio pormi limiti. Dateci dentro. Su tutto. Materiali, luci, finiture. Fatemi vedere un progetto che mi faccia innamorare del negozio che sarà».
Per quasi 70 anni in Comin ne avevamo ricevuti tanti, ma in quel caldo pomeriggio di luglio del 2024 qualunque progettista si sarebbe innamorato del brief di Elena Romani.
Ci avrebbe permesso di mettere insieme alcuni dei nostri valori di produzione: la creatività del design, l’esperienza degli spazi e l’appartenenza del negozio al proprio territorio.
Poi, d’accordo.
Dal punto di vista estetico e funzionale il progetto doveva riflettere la personalità di Elena: accogliente, dinamica, innovativa, luminosa, e molto, molto raffinata.
E quindi, tutta la libertà che ci veniva concessa nel progettarlo doveva comunque corrispondere ai suoi tratti distintivi.
«Sarà il mio ultimo negozio. Vorrei che venisse fuori bene per starci bene dentro».
Il bancone in questo senso avrebbe avuto una parte centrale.
Posizionato in mezzo ai 45 metri quadrati di spazio, a pochi passi dalla porta d’ingresso, avrebbe consentito alle persone, una volta entrate, di girarci attorno in tutta comodità e allo stesso tempo di osservare il colpo d’occhio dell’esposizione.
Per garantire la necessaria privacy del cliente, infatti, le postazioni per le consulenze e le assistenze nella planimetria erano disegnate attorno al bancone, lontano dal suo lato frontale che era predisposto solo per l’accoglienza.
Una vera e propria isola, quindi, tanto da avere sopra di sé, in ordine sparso, sei nuvole bianche.
Era la forma dei lampadari sospesi a un’altezza di due metri su quel bancone in legno di rovere impiallacciato.
Della stessa finitura erano fatte anche le colonnine di rovere che rivestivano come una cancellata le pareti dove, secondo il nostro progetto, avrebbe fatto bella mostra l’esposizione delle montature.
Pochi pezzi sopra, tante cassettiere sotto e una luce dedicata e più calda rispetto alla temperatura di colore, usata in gran parte delle ottiche, di 4000 gradi Kelvin.
Partimmo da lì, da quei tre punti fermi per iniziare a fare i primi passi nel disegnare una scenografia che avrebbe dovuto esaudire il desiderio di Elena.
«Vorrei un negozio dall’effetto museale».
Così, ogni montatura di occhiale esposta avrebbe avuto la propria luce e la propria mensola.
La nostra Elisabetta, Architect and Retail designer di Comin, ne aveva disegnate di due tipi.
Quelle appese alle due pareti incorniciate si presentavano pulite e lineari nella loro forma a T.
Quelle invece fissate alla cancellata delle colonnine di rovere erano squadrate, spigolose quasi tridimensionali e con i lineamenti marcati, piramidali e voluminosi.
Il fatto che lo fossero anche le cassettiere rispondeva a un’esigenza che Elena ci aveva espresso un giorno durante un sopralluogo.
La maggiore capienza di ogni cassetto le avrebbe permesso di fare scorta non solo di occhiali, ma anche di lenti a contatto, detergenti, panni, catenelle, naselli, astucci e altri accessori, senza dovere scendere ogni volta in magazzino.
A scendere dall’alto di un vano presente nel soffitto erano invece quindici tubi di diverse altezze a forma di cilindro stretto.
Costituivano l’originale design di una lampada che Elisabetta aveva disegnato per riempire quello spazio.
Sotto la base della piastra agganciata al soffitto, passavano i fili cablati per alimentare le quindici lampadine che avrebbero illuminato la zona subito dietro il bancone.
Per i clienti che passavano di lì non era facile resistere e alzare lo sguardo all’insù.
Giù, invece, le piastrelle in grès porcellanato rivestivano l’intero pavimento del negozio e il lato destro del bancone.
Ognuna era fatta di argille pregiate e di minerali – feldspati, quarzi e caolini – che nella grana irregolare della composizione ricordavano il ciottolato della pavimentazione nei centri delle città.
Sassi, nuvole, luci, legno, ma anche muschi, felci, l’edera Amaranthus Green e l’arbusto Bruna Albiflora.
Era quel verde stabilizzato di foglie e piante, che decorava la bianca colonna appena dietro il bancone, a farsi notare come un altro elemento della natura tra elementi di design.
Tutti rientravano nell’obiettivo del progetto di avvicinare l’immagine dell’Ottica Romani Due al territorio di montagna dove si trovava.
Del resto, quella passeggiata nel centro di Trento di alcuni anni prima lo avrebbe ispirato.
La vista di una vetrina, l’ingresso nell’ottica e le parole di una donna che ci chiedeva di farla innamorare con la creazione di un nuovo negozio.